Mazzarolo Matteo
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Note e consigli su come lavorare da remoto, dall'Italia, per aziende tech estere

By Mazzarolo Matteo


Ciao 👋!
In questo post raccoglierò un po’ di note e consigli sul lavorare da remoto dall’Italia per aziende estere. L’idea sarebbe di condividere tutto quello che avrei voluto sapere io stesso prima di iniziare a lavorare da remoto :)

Mi focalizzerò principalmente sull’ambito dello sviluppo software, ma alcune informazioni potrebbero essere utili anche ad altre specializzazioni IT. I target di aziende tech a cui mi riferisco sono aziende di prodotto e startup in forte crescita, ma non escludo che alcuni suggerimenti possano valere anche per aziende di consulenza.

Alcune note, prima di cominciare:

  • Userò molti termini in inglese (invece di tradurli) per semplificare la ricerca di maggiori info riguardo l’argomento.
  • Anteponete un gigantesco “secondo me” a buona parte di questo post.
  • Nonostante abbia esperienza nel lavorare da remoto dall’Italia son sicuro ci siano persone più qualificate di me a dare consigli e suggerimenti su questo argomento: prendete tutto ciò che scrivo con le pinze.

About me

Sono un “senior software engineer”. Lavoro da remoto, dall’Italia, per aziende tech estere da circa cinque anni; prima in InVision, ed ora in Spotify (ho iniziato di recente).

In InVision ho lavorato come senior/lead engineer. InVision è un’azienda full remote senza nessun ufficio fisico, con sede legale in US. Ho lavorato principalmente con team americani, mantenendo un overlap di poche ore il tardo pomeriggio e lavorando come/quando preferivo per il resto del giorno. Non avendo una sede legale in Italia, per lavorare con InVision ho dovuto aprire una Partita IVA.

In Spotify sono un senior engineer. Spotify è un’azienda che permette di scegliere se lavorare completamente da remoto, dall’ufficio, o un mix tra i due. Lavoro con team europei nella nostra stessa timezone. Spotify ha una sede legale in Italia, e ha quindi potuto assumermi con un contratto standard italiano (CCNL).

Precedentemente ho lavorato per qualche anno in consulenza e in una startup di Padova.

Non sono laureato, ho soltanto un diploma di perito informatico. Ci tengo a precisarlo per confermare che non è necessaria una laurea per lavorare in questo tipo di aziende.

Perché lavorare da remoto per aziende tech estere

Per esperienza personale i vantaggi del lavorare da remoto per aziende tech estere sono molteplici, ma se dovessi riassumerli brevemente sarebbero:

  • Il salario e i benefit. Nella maggioranza dei casi il salario offerto da aziende tech estere è (spesso molto) più alto della media italiana. E, diciamocelo, questo è probabilmente IL motivo principale per lavorare per aziende estere.
  • L’avere un’azienda “prestigiosa” su CV. Quando non si è più limitati al bacino di aziende tech italiane, trovare aziende che lascino un segno positivo sul CV diventa più facile.
  • Le connessioni/conoscenze. Questo punto è strettamente legato al precedente. Entrando nel panorama remote si possono instaurare più facilmente conoscenze con colleghi che a loro volta punteranno ad aziende prestigiose. Ho perso il conto di quante persone con cui ho collaborato negli ultimi anni sono ora in FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix, Google), o comunque big tech.

Per quanto riguarda gli svantaggi, alcuni sono:

  • Concorrenza più agguerrita. Le aziende che lavorano principalmente da remoto hanno un bacino più grande da cui pescare i candidati. Riuscire a entrare in queste aziende è spesso più difficile rispetto ad altre aziende focalizzate su un singolo territorio.
  • La Partita IVA. Per lavorare con aziende estere che non hanno sede in Italia (e son molte) si è costretti ad aprirsi una Partita IVA. Questo può essere visto sia come pro che come contro. Punti di vista.
  • In generale, gli stessi svantaggi del lavorare da remoto. Parto dal presupposto che chi cerca di lavorare da remoto per aziende estere abbia già sperimentato almeno una volta questa modalità di lavoro. Lavorando con aziende estere ci si devono aspettare gli stessi svantaggi, che in alcuni casi saranno pure amplificati. Parlo di problemi come solitudine, sedentarietà, eccessiva reperibilità, etc.

Come trovare lavoro da remoto per aziende tech estere

Ricerca di offerte

La difficoltà principale nel trovare lavoro da remoto con aziende estere è riuscire a filtrarle tra le miriadi di aziende che NON assumono in Italia (principalmente US-only).
Alcune aziende — soprattutto big tech — comunicano chiaramente se permettono di lavorare con l’Italia (e.g., vedi sezione “Where we can hire” di GitHub). Questo rimane un caso raro però, perché generalmente le aziende scrivono semplicemente “Remote EU”. Starà quindi a voi fare qualche ricerca per capire effettivamente quali paesi includono nella loro definizione di “EU”.

Ecco qualche risorsa utile:

  • fullremote.it: newsletter di annunci di lavoro full remote per sviluppatori italiani.
  • awesome-italia-remote: una lista di aziende remote-friendly e full-remote con cui lavorare dall’Italia.
  • remotebear.io: una lista di offerte di lavoro da remoto filtrabile per location. Sono di parte, questo l’ho creato io lo scorso anno. E’ un pezzo che non lo aggiorno, ma sta ancora funzionando autonomamente (la posizione attuale in Spotify l’ho trovata tenendolo d’occhio quotidianamente).
  • E tutte le altre risorse più “classiche”, dove però dovete cercare manualmente aziende che permettono di lavorare dall’Italia/Europa: weworkremotely, remoteok, nodesk, etc.

Una cosa importante da tenere a mente è che le aziende che permettono di lavorare da remoto puntano a un bacino enorme di possibili candidati, quindi preventivate di ricevere molti due di picche inizialmente.
Riuscire ad attirare l’attenzione dei recruiters rimane un mix di esperienza e fortuna. E, soprattutto se non avete molta esperienza o non avete lavorato in aziende conosciute, la fortuna fa da padrona.
Insomma, non demordete, e continuate a candidarvi a ogni posizione che potrebbe interessarvi.

Résumé e presentazione

Résumé VS Curriculum Vitae (CV): da ignorantone non mi è ancora ben chiaro se sono sinonimi o se c’è un’effettiva differenza tra i due. Da qui in poi userò il termine résumé, semplicemente perchè mi sembra quello più quotato al di fuori dell’Italia.

Per quanto riguarda la vostra presentazione, la cosa più importante che possiate fare è curare il vostro résumé. Tralasciando il classico consiglio del rimanere nel limite di una o due facciate, la mia raccomandazione è di personalizzarlo in base all’offerta di lavoro, evidenziando le vostre esperienze più inerenti.
Focalizzatevi sul vostro résumé e mettete in secondo piano il resto: contributi Open Source, side projects, sito web, blog, etc. possono essere utili nel caso in cui siano strettamente legati a ciò che è richiesto dall’offerta, ma generalmente nella fase iniziale di recruiting l’azienda si ferma al résumé. Con questo non voglio dire che non valga la pena curare la presentazione di questi aspetti; è solo una questione di priorità.

Un’altra cosa che suggerisco caldamente è di allegare una cover letter, quando possibile. La cover letter è un breve documento che serve a introdurvi e a evidenziare perché l’azienda dovrebbe interessarsi a voi.
Non è necessario scrivere un papiro, ma un paio di paragrafi focalizzati su cosa volete far risaltare delle vostre esperienze può essere utile.

Contratti e tipi di collaborazione

Generalmente le aziende estere tendono a collaborare con software engineers in Italia tramite assunzione o lavoro da contractor (con Partita IVA).

Assunzione

Se l’azienda ha una sede in Italia, può assumere direttamente con un contratto collettivo nazionale italiano (CCNL). Solitamente nell’ambito tech le aziende con sedi in Italia sono ben conosciute (e.g., Meta, Spotify, etc.).
Alternativamente all’avere una sede in Italia, negli ultimi anni alcune aziende hanno iniziato ad assumere tramite intermediari di terze parti. Si tratta spesso di startup (e.g., Raycast) e aziende che per facilitare l’intero processo di HR si appoggiano a soluzioni come remote.com.

Con un’assunzione, potete aspettarvi che a livello contrattuale l’azienda seguirà le direttive italiane (ferie, malattia, giorni di preavviso, etc.).

Contractor

Se l’azienda non ha una sede in Italia, l’alternativa è essere inquadrati dall’azienda come “contractor”. In questo caso, l’unica soluzione per collaborare legalmente con l’azienda è aprirsi una Partita IVA ed emettere fattura per essere pagati.
In linea di massima ci sono due modi in cui l’azienda tende a collaborare con un contractor:

  • Concordando un pagamento a ore/giornate, come lavoratore freelance. In questo caso, ragionando su quando volete fatturare in un anno, dovrete tener conto di quante giornate nell’arco dell’anno vorrete lavorare. La maggior parte delle aziende tech EU non aventi sede in Italia prediligono questo approccio (specialmente se poco “startup”).
  • Concordando un fisso annuo, che verrà poi diviso in un numero concordato di fatture (e.g., dodici, una al mese). Questo tipo di collaborazione avviene soprattutto per aziende tech US che offrono ferie illimitate (o comunque con elevata flessibilità), come InVision e Netlify.

Alcune note e consigli sul funzionamento della Partita IVA

Non sono un commercialista, ma ho lavorato in Partita IVA per parecchi anni sperimentando vari regimi, e vorrei provare a fare un riepilogo di come funzioni.

Partiamo dalle basi: la Partita IVA è lo strumento offerto dal fisco italiano per i lavoratori autonomi, permettendo di percepire redditi al di fuori di contratti di assunzione. Lavorando in Partita IVA dovrai essere tu stesso a effettuare le dichiarazioni di cui normalmente si occupa un datore di lavoro: dovrai dichiarare i redditi (percepiti in base a quanto fatturato), versare le imposte all’erario, e pagare i contributi previdenziali per aver diritto a una pensione. La partita IVA è uno strumento molto complesso. Per quanto sia possibile effettuare tutte le dichiarazioni e pagamenti in autonomia, consiglio fortemente di rivolgersi a un commercialista sia per farsi un’idea di come una Partita IVA realmente funzioni, sia per l’eventuale apertura e gestione della stessa.

Una delle domande più comuni che viene posta riguardo il lavorare con Partita IVA è: a conti fatti, quante tasse andrò a versare? Quanto netto mi rimarrà in tasca? Di nuovo, non sono un commercialista, ma posso provare a darvi delle linee guida spannometriche sull’argomento.

A oggi (Marzo 2022) esistono due principali regimi (ossia modalità di funzionamento) di lavoro con Partita IVA.

Regime ordinario: questo è il regime standard con il quale generalmente funziona una Partita IVA. Il vantaggio principale di questo regime è che si possono scaricare spese/costi aziendali (e.g., auto aziendale, affitto, attrezzatura, etc.) dal fatturato per abbassare l’imponibile (la cifra su cui vengono calcolate le tasse). Sfortunatamente questo vantaggio può difficilmente essere sfruttato appieno da software engineers che lavorano da remoto, in quanto spese/costi aziendali saranno generalmente bassi. Questo regime prevede un’elevata complessità della contabilità e pressione fiscale (tassazione), che può arrivare a dimezzare il vostro netto rispetto a quanto fatturato.
Regime forfettario: questo è un regime agevolato dedicato a giovani e startup che producono un fatturato complessivamente più basso di 65.000 euro l’anno. L’enorme vantaggio di questo regime è che, nonostante si possano scaricare spese aziendali, ci sarà un’imponibile “fisso” calcolato in base alla categoria di appartenenza e un’unica imposta sostitutiva con aliquota al 15% (o addirittura 5% in alcuni casi). Questo significa che (a patto di rimanere dentro alcuni requisiti) la percentuale di netto rispetto al fatturato di questo regime è molto più vantaggiosa rispetto al regime ordinario.

In linea di massima, la mia raccomandazione sul lavorare in Partita IVA è di sfruttare al massimo il regime forfettario, soprattutto se siete alle prime armi con collaborazioni con aziende estere o se non prevedete di fatturare più di 100.000 € l’anno.
Provo a farvi un esempio pratico: con una Partita IVA nel regime forfettario con tipo attività “Produzione di software non connesso all’edizione” (un tipo attività comune per software engineers), fatturando 64.000 € l’anno vi rimarranno in tasca circa 48.000 € (ovverosia 4.000 € su 12 mensilità). E, nel caso in cui la Partita IVA sia aperta da meno di cinque anni, e che non ne sia stata aperta un’altra nell’arco dei cinque anni precedenti, avrete accesso a un’ulteriore agevolazione (per cui verserete il 5% di IRPEF al posto del 15%), portandovi in tasca ulteriori 3.600 € sul netto descritto in precedenza.
Poiché il regime forfettario prevede dei vantaggi così sostanziosi, vi consiglio di farvi bene i conti prima di fatturare più di 65.000 € in un anno: una volta superato questo limite, nell’anno successivo rientrerete automaticamente nel regime ordinario, indipendentemente da quanto fatturerete (personalmente, non sono amante dell’avere un salto cosi netto tra un regime con tassazione fissa a uno con tassazione graduale). E nel regime ordinario, per arrivare a un netto comparabile ai 48.000 € del forfettario potreste dover fatturare più di 100.000 €.
Il mio consiglio personale (da prendere con le pinze!) è quindi di rimanere nel regime forfettario finché non sarete in grado di fatturare più di 100.000 € annui.

Una cosa interessante da sapere è che l’anno in cui sforerete il regime dei minimi sarà comunque soggetto all’imposta sostitutiva del forfettario (15% o 5%), indipendentemente da quanto fatturato quell’anno. Lascio a voi farvi i vostri conti.

Alcuni link utili:

Edit 2022-07-05

Mi è stato fatto notare che, secondo quanto previsto dalla Legge di bilancio 2020, per accedere o restare nel regime forfettario a partire dal 1° gennaio 2021 bisogna confrontarsi con due nuovi limiti:

  • Spese per il personale dipendente e per lavoro accessorio non superiore a 20.000 euro lordi;
  • Conseguimento di redditi da lavoro dipendente o assimilati e pensioni non superiori a 30.000 euro.

Quest’ultimo parametro è particolarmente importante, in quanto rende il regime forfettario molto meno accessibile.

Salari

Per quanto si senta parlar male del panorama tech italiano, ci sono alcune ottime aziende e startup Italiane che offrono benefit ed esperienze appaganti quanto aziende estere.
Detto ciò, nella stragrande maggioranza dei casi, il salario offerto da aziende tech estere è molto più alto della media italiana.

Giusto per darvi un’idea, già con un paio d’anni di esperienza alle spalle è possibile trovare opportunità che offrano il doppio o triplo della media italiana. E con un po’ più di esperienza (e/o fortuna) il moltiplicatore può salire ancora.

Cifre

Per entrare più nello specifico, per esperienza personale posso dire che:

  • La maggior parte delle aziende tende a modulare (chi più, chi meno) il salario in base alla località di lavoro del dipendente/collaboratore. Per quanto si possa essere d’accordo o no con questa pratica, la media dei salari IT Italiana è così bassa rispetto a quella EU che nella maggior parte dei casi quanto offerto da aziende estere che modulano il salario è comunque più alto di un salario medio Italiano.
  • Da non-senior software engineer potete trovare numerose aziende che offrono 65.000 € lordi annui o più. Se avete una P.IVA, con 65.000 € annui potete sfruttare al meglio il regime forfettario (vedi la sezione riguardante la Partita IVA più sopra).
  • Da senior software engineer in poi (staff, principal, etc.) molte aziende EU possono salire oltre i 100.000 € lordi annui in base a ruolo, esperienza, e azienda stessa. E in aziende US, il salario può essere ancora più alto.

Base salary & total compensation

Big tech & startup — soprattutto US — tendono a offrire un compenso totale (total compensation) diviso in base salary ed equity.
Per “base salary” si intende il RAL (da dipendente) o il fatturato (da contractor). Per “equity” si intendono stock e opzioni aziendali. La somma di base salary ed equity è chiamata total compensation (TC).

In genere, durante la contrattazione si ha libertà di contrattare in modo separato sia base salary che equity. Breve appunto sul funzionamento di equity:
Stock e opzioni verranno distribuiti, a scaglioni (e.g., della durata di un anno) per un certo lasso di tempo (spesso distribuito sui ~4 anni). La durata di ogni scaglione è chiamata “vesting period”. Il termine di ogni scaglione è chiamato “vesting cliff”, ed è effettivamente il momento in cui ottieni parte degli stock/opzioni concordati.

Questo approccio è uno dei modi principali che ha l’azienda per incentivare una collaborazione più lunga. Non sono la persona adatta per spiegare come funzionino stock e opzioni, ma consiglio soltanto di tenere a mente che possono essere una componente molto importante del compenso totale. All’azienda conviene molto di più incrementare l’equity piuttosto che il base salary. Infatti, in queste aziende più sale la seniority e più la differenza tra base salary ed equity tende ad aumentare. Non è raro per figure da staff engineers in su di guadagnare di più dagli stock che dal base salary.

Come funziona l’interview process?

Una volta selezionati dal recruiter, aspettatevi un primo meeting di screening con qualcuno dell’HR (o con il recruiter stesso).

Screening iniziale

Usate questo meeting per estrapolare più informazioni possibili su come funziona l’interview process e sull’offerta di lavoro stessa.
Alcuni argomenti importanti possono essere:

  • Dettagli sull’opportunità di lavoro e sul team (orari, timezone, etc.).
  • Aspettative dell’azienda sulle tempistiche di assunzione (per capire la compatibilità con i giorni di preavviso della posizione attuale).
  • Tipi di contratto offerti e come l’azienda gestisce il lavoro da remoto.
  • Range salariale. Cercate di non essere mai i primi a dire una cifra, soprattutto se vi viene chiesto quanto prendete attualmente. Indagate in anticipo (ove possibile) sui range salariari pubblici dell’azienda usando siti come levels.fyi, Blind, Glassdoor, r/cscareerquestionsEU, ed eventualmente sparate una cifra con un buon margine rispetto a quanto desiderate.
  • Tips & tricks su come affrontare l’interview process.

Se piacerete al recruiter e se sarete ancora interessati all’offerta, potrete poi iniziare l’interview process vero e proprio.

Purtroppo (o per fortuna) non esiste uno standard preciso per gli interview process, quindi non posso darvi indicazioni precise su “come funziona un’interview process”. Posso però darvi qualche suggerimento basato sulle mie esperienze, avendo partecipato sia come candidato che come intervistatore ad un po’ di interview.

Interview process in FAANG+

Aziende big tech sulla fascia FAANG sono accomunate da un interview process molto selettivo con un round di domande su algoritmi, un round di system design, e un round di domande comportamentali. Se siete interessati ad aziende di questo tipo vi consiglio di prendervi qualche settimana per prepararvi, studiando principalmente algoritmi e system design.
In Spotify ho avuto un interview process di questo tipo (anche se, a quanto ho sentito, meno selettivo rispetto a Facebook/Google). Per prepararmi, ho studiato per circa un mesetto algoritmi e system design. Considerando che questa per me era la prima volta in cui ho fatto interview di questo tipo e che, diciamocelo, non sono una cima, son sicuro che preparandovi (e magari avendo un pizzico di fortuna) possiate farcela anche voi.
Come risorse per lo studio, ecco qualche consiglio:

  • Leggetevi Cracking the Coding Interview (almeno le parti in cui siete interessati) — un libro che aiuta nella preparazione per questo specifico interview process.
  • Studiate (o ripassate) le strutture dati fondamentali.
  • Risolvete quotidianamente qualche quiz su Leetcode. In Leetcode alcuni quiz sono taggati con l’azienda dove sono stati proposti, quindi assicuratevi d’impararvi per bene almeno questi (se presenti).
  • Studiatevi System Design Primer e le sue varie risorse linkate.
  • Fate un po’ di ricerche sul feedback di altri candidati sull’interview process dell’azienda (e.g., in Glassdoor, Blind, o r/cscareerquestionsEU.
  • Preparatevi un set di risposte alle domande comportamentali più comuni (e.g., “Parlami di una volta che hai ottenuto buoni risultati anche lavorando sotto pressione”). Date un’occhiata al metodo STAR.
  • Non prendete sottogamba l’interview comportamentale, che è particolarmente importante in ambito remote.

Interview process in non-FAANG+

Trovare un denominatore comune tra gli interview process delle altre aziende non è facile. Vi consiglio di fare qualche ricerca in anticipo, ma non preoccupatevi se non troverete molte informazioni: è normale. Persino all’interno della stessa azienda ci possono essere degli interview process totalmente differenti in base al team interessato.
Round di system design e di leetcode (a là FAANG) sono meno comuni ma possono essere comunque presenti, mentre esercizi in pair programming e take at home excercises sono abbastanza frequenti.
Cercate di estrapolare quante più informazioni possibili dal primo meeting con il recruiter per farvi un’idea se e su cosa dovrete prepararvi.

Conclusione

Ho finito 🦩
Spero queste informazioni possano tornare utili a qualcuno.
Sentitevi liberi di contattarmi se avete dubbi, domande, o per segnalarmi cavolate scritte nel post.
Baci!